Duomo di San Giorgio

Chiese, Cultura
Salita Duomo, 13 - 97100 Ragusa

    Il Duomo di San Giorgio è il luogo simbolo di Ragusa. Bene Unesco, tripudio di maestosità e ricchezza: il duomo di San Giorgio è bello fuori e prezioso dentro, con tele, simulacri e persino un resto monumentale del ‘500.

    A volte ogni parola è inadeguata. Come adesso.
    Come descriverti al meglio il senso di magnificenza che proverai quando ti troverai davanti alla maestosa scalinata del duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla? Il suo bianco ti accecherà. Dovrai alzare lo sguardo fin in cima per riuscire a coglierla per intero.
    Come raccontarti la ricchezza dei suoi dettagli? Le decorazioni delle porte lignee, i fregi e i rilievi dell’importante portale, l’eleganza delle statue di san Giorgio e san Giacomo, in basso, e quelle di san Pietro e san Paolo, in alto. Come darti il senso di quanta bellezza ti aspetta?

    Bene Unesco patrimonio dell’Umanità, San Giorgio è la tappa a Ragusa Ibla. Apprezzato da registi e fotografi, amato dai turisti, protetto dai suoi fedeli. 

    È particolare già nella sua collocazione leggermente obliqua rispetto alla piazza, voluta dall’architetto Rosario Gagliardi di Noto: sembra mettersi in posa per i milioni di sguardi che nei secoli l’hanno ammirato. I lavori si conclusero nel 1775, la data è incisa sulla cuspide sotto la croce, e durarono trent’anni, da quando cioè si decise di ricostruire la chiesa in una posizione più centrale rispetto all’originale accanto al Giardino Ibleo. Il terremoto del 1693 aveva infatti distrutto quasi totalmente il vecchio edificio di cui oggi è possibile ammirare solo il portale; la comunità decise così di edificarlo dove prima sorgeva la chiesa di San Nicola.

    Ricchi di tele preziose gli interni a tre navate: D’Anna, Tresca, Manno sono solo alcuni degli artisti dell’epoca che realizzarono i dipinti. Da ammirare poi la statua di san Giorgio a cavallo, realizzata dallo scultore palermitano Bagnasco, la grande cassa-reliquiario in lamina d’argento sbalzata dell’argentiere palermitano Domenico La Villa, portati in processione dai fedeli durante la festa patronale in primavera, e l’organo a 3368 canne, così prezioso che la stessa ditta realizzatrice, la “Serassi” di Bergamo, lo chiamò “Organum maximum”.

    La chicca da non perdere? È il resto monumentale in pietra calcarea di Antonino Gagini risalente al Cinquecento, conservato in sacrestia