Per Citymap Sicilia, Gian Luca Marino giornalista, scrittore, appassionato di storie, misteri e vecchie leggende ha scritto questa guida su una suggestiva passeggiata nel centro di Ortigia, a Siracusa.
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Ortigia cuore pulsante e antico di Siracusa, è un’isola dalle mille suggestioni culla di miti e leggende che si possono vivere e ripercorrere durante una semplice passeggiata.
Secondo la tradizione il suo nome deriverebbe dal greco ortyx (ὄρτυξ) che significa “quaglia”.

L’itinerario prende vita dal Tempio di Apollo dove vestigia antiche di secoli convivono oggi con le bancarelle poco distanti di quello che pare un enorme bazar. Il Tempio che fu edificato nel VI secolo a. C. rappresenta il più antico monumento dorico presente in Sicilia. Nel corso dei secoli la struttura subì diverse trasformazioni: chiesa paleocristiana, moschea araba e basilica normanna.

Nel 1537 Carlo V ordinò di utilizzare i singoli blocchi di pietra del Tempio per la costruzione delle nuova mura di Ortigia. Nel 1778 Dominique Vivant Denon nel suo Voyage en Sicile scrive che, per poter vedere una parte del tempio, si dovette rivolgere ad un privato e accedere all’interno della sua abitazione. Solo nei primi anni del Novecento l’area fu liberata dalle case per rendere visibili i resti del tempio.

La passeggiata prosegue fino alla fontana di Diana in piazza Archimede. Giochi di forme, di luce e di acqua. Costruita nel 1906 dallo scultore Giulio Moschetti le sue opere narrano della leggenda della ninfa Aretusa che ritroveremo più avanti. Ammirando la fontana si nota che al centro è rappresentata Diana con l’arco e il cane. Ai suoi piedi c’è Aretusa distesa nel momento in cui la dea sta per trasformarla in sorgente per salvarla da Alfeo.

Quest’ultimo compare alla destra di Diana, sorpreso per il prodigio che sta per avvenire. All’interno della vasca, trovano posto quattro sculture che rappresentano una famiglia di Tritoni. Il Tritone e la compagna col piccolo in braccio, cavalcano ciascuno una pistrice, mentre i due Tritoni adolescenti montano due cavalli marini. Questi personaggi mitologici simboleggiano il mare, elemento dove si conclude la storia d’amore. Nella parte più bassa, la vasca è sormontata su quattro lati da mascheroni e da stemmi

Lambendo le eleganti e caratteristiche vie centrali si giunge in piazza Duomo, trionfo di architettura barocca, dove lo spirito e i sensi si perdono nello spazio e nelle architetture che suggeriscono incanto e meraviglia, sensazioni che possono essere riassunte nelle parole pronunciate da una viaggiatrice «Musica struggente, il vento caldo che ti avvolge, il buio attorno e le stelle ad illuminare il cielo».

Il Duomo sorge sui resti di un antico tempio dove si celebrava il culto di Atena. Nel VII secolo venne trasformato in una chiesa in stile bizantino, dedicata alla Natività di Maria. Durante il terremoto del 1728 venne in gran parte distrutto per poi essere ricostruito in stile barocco.

Importanti le Cappelle che si trovano all’interno, come quella del Battistero, che contiene un fonte battesimale fatto con un vaso marmoreo di epoca ellenistica, e quella del Crocefisso, che conserva una tela raffigurante San Zosimo ad opera di Antonello Da Messina.

Attorno alla piazza si trovano il palazzo barocco Beneventano dal Bosco, noto per aver ospitato l’ammiraglio Nelson, il Palazzo del Municipio, Palazzo Borgia Impellizzeri e la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, al cui interno è possibile ammirare un quadro di Caravaggio.

Percorrendo l’itinerario che porta al mare si arriva in un luogo dove realtà e leggenda si incontrano: la Fonte Aretusa una sorgente d’acqua dolce che sgorga in corrispondenza della riva del mare, formando un piccolo lago abitato da pesci e specie vegetali. Secondo il mito, Alfeo, figlio del dio Oceano, provava un amore non corrisposto per la ninfa. Stanca delle continue attenzioni, Aretusa chiese aiuto ad Artemide, la quale la avvolse in una coltre nube e la trasformò in una sorgente nel lido di Ortigia. Zeus, per aiutare Alfeo, inconsolabile, per riavvicinarlo alla sua amata lo trasformò nel fiume che sgorga nel porto di Siracusa. All’interno della sorgente di Fonte Aretusa si trova uno degli unici due papireti selvatici esistenti in Europa, di origini millenarie.

Lambendo il mare si percorre la strada per il castello di Maniace che sembra affiorare direttamente dal mare come se fosse una sua creatura. Le sue origini sono ancor oggi controverse e la struttura che vediamo oggi  è diversa da quella originaria. Sulla punta estrema di Ortigia erano presenti fortificazioni precedenti, forse anche di epoca bizantina oltre a un tempio dedicato a Giunone. Il nucleo centrale fu edificato da Federico II di Svevia fra il 1232 e il 1239 sotto la direzione di Riccardo da Lentini, mentre il complesso prende il nome dal generale bizantino Giorgio Maniace, che difese la città dai Saraceni.